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- Che cos’è un’anima in plastica
- Anima, tubo o mandrino
- Le tre ragioni per la plastica
- I limiti da conoscere
- I materiali in breve
- Misure e finiture
- Resistenza e creep
- Riuso e costo per uso
- Norme e PPWR
- Plastica o cartone in 3 domande
- Da dove partire
- 🧪 Quale plastica per la tua anima?
- ⚖️ Peso dell’anima in plastica
- 🔁 Il riuso conviene?
- 🥊 Cartone o plastica per il tuo caso
Che cos’è un’anima in plastica
L’anima è il cuore della bobina. Sopra si avvolgono film, carta, alluminio, tessuto, non tessuto, geotessile o nastro adesivo. Sotto entra l’albero della macchina che avvolge o svolge. Un’anima in plastica è un tubo estruso, più raramente stampato a iniezione, in un termoplastico rigido: PVC rigido, polipropilene (PP), polietilene ad alta densità (PE-HD), a volte ABS o polistirene (PS).
Nei preventivi la stessa cosa compare con nomi diversi: tubi in plastica per bobine, tubetti quando il diametro è piccolo (per esempio nei rotoli di carta termica per registratori di cassa e POS o nelle etichette), anime su misura quando diametro, parete e lunghezza seguono il disegno del cliente. Le anime piccole e molto precise si fanno anche per stampaggio a iniezione; quelle per film, tessuti e geosintetici quasi sempre per estrusione.
Il processo è semplice da descrivere. Il granulo o il macinato fonde in un estrusore, passa da una filiera anulare, viene calibrato sul diametro esterno, raffreddato in vasca e tagliato a misura. Il risultato è un tubo con pareti omogenee, senza strati né colla. Questa omogeneità spiega quasi tutto il comportamento dell’anima in plastica: non si delamina, non assorbe acqua, si lava. Ma è anche un materiale che scorre sotto carico e che perde rigidezza con il caldo.
Le anime in plastica coprono un mercato di nicchia rispetto al cartone. Nella grande maggioranza delle bobine industriali l’anima resta di cartone spiralato, perché costa meno, pesa meno e si ricicla con la carta. La plastica entra dove il cartone soffre: cicli di ritorno, reparti puliti, umidità, lunghi viaggi.
Anima, tubo o mandrino: di che cosa parliamo
Nel linguaggio di fabbrica si usano tre parole per lo stesso oggetto: anima, tubo e mandrino. In questa guida sono sinonimi e indicano sempre il tubo su cui si avvolge il materiale. Attenzione a tre confusioni frequenti:
- Albero espandibile: è il componente della macchina che entra nell’anima e la blocca. Molti lo chiamano «mandrino», ma resta in macchina.
- Tubo contenitore: i tubi in plastica per spedire disegni o campioni sono un altro prodotto, con altre regole.
- Mandrino per film estensibile: il dispenser a mano per avvolgere i bancali. Non è l’anima, anche se spesso si vende insieme.
Le stesse ambiguità esistono nelle altre lingue: in inglese si dice core, in francese mandrin, in spagnolo mandril, in tedesco Wickelhülse.

Le tre ragioni per la plastica
1. Riuso: l’anima torna e riparte
Un’anima in cartone, dopo una bobina, ha di solito il diametro interno segnato, le testate rovinate e qualche punto di umidità in più. Si può riusare, ma con cautela. Un’anima in plastica, se il ritorno è organizzato, fa molti giri. Il caso pubblicato più documentato che abbiamo trovato arriva a 50 riusi in prova, con un’anima che costava circa 4 volte quella in cartone. La documentazione tecnica Fiaptech (azienda con legami societari con ROLL) riporta, dall’esperienza dei clienti, cicli minimi da oltre 3 (PE-HD vergine) a oltre 35 (PVC vergine). Sono valori minimi, non limiti massimi. Come si organizza il riuso e quando conviene.
2. Igiene: niente fibre, niente polvere
Il cartone rilascia fibre al taglio e allo sfregamento. In un reparto di film alimentare, farmaceutico, medicale o in una camera bianca per l’elettronica quelle fibre sono contaminanti. La plastica ha una superficie chiusa e liscia: non rilascia fibre, si lava e si sanifica, non fa muffa. Igiene, contatto alimentare e camere bianche.
3. Umidità: non si gonfia e non cede
Il cartone è igroscopico: segue l’umidità dell’aria, si gonfia e perde resistenza radiale. La plastica non assorbe acqua in modo apprezzabile. Per bobine stoccate all’aperto, reparti bagnati, film agricoli e container verso climi tropicali è la scelta più sicura. Umidità, esterno, UV e freddo.
A queste tre ragioni se ne aggiunge una quarta, meno citata: il carico massimo. Una plastica schiacciata non si spacca di colpo come il cartone: si ovalizza e continua a portare carico. Secondo la documentazione tecnica Fiaptech, a pari misura il carico massimo di un’anima in plastica va da circa 2,2 a 3,5 volte quello di un’anima in cartone.
I limiti da conoscere prima di cambiare
Una guida onesta deve dire anche dove la plastica perde.
- Prezzo: a pari misura un’anima in plastica costa da 2 a 5 volte un’anima in cartone. Conviene solo se torna o se il cartone, in quel caso, fallisce.
- Peso: il PVC pesa circa 1,8 volte il cartone a pari misura; PP e PE-HD circa 1,1–1,2 volte (documentazione tecnica Fiaptech). Incide sul trasporto e sulla movimentazione a mano.
- Calore: le plastiche perdono rigidezza con la temperatura. Secondo la documentazione tecnica Fiaptech, a 50 °C un’anima in PVC vergine perde circa il 20% della resistenza misurata a 25 °C, una in PVC riciclato circa il 30%.
- Creep: sotto un carico costante la plastica scorre lentamente e il diametro interno si chiude nel tempo. La prova di pochi minuti non lo mostra. Resistenza e creep spiegati.
- Fine vita: in Europa nel 2024 si è riciclato il 42,4% degli imballaggi in plastica contro l’85,3% di quelli in carta e cartone (Eurostat, valori stimati). Un’anima in plastica si ricicla bene solo se il polimero è raccolto separato.
- Regole: dal 2030 un’anima in plastica che è imballaggio dovrà contenere una quota minima di plastica riciclata da post-consumo (PPWR, art. 7).
I materiali in breve
Quattro famiglie coprono quasi tutto il mercato europeo. Ognuna ha un punto forte e un punto debole.
| Materiale | Densità (g/cm³) | Punto forte | Punto debole |
|---|---|---|---|
| PVC rigido vergine | 1,35–1,45 | il più rigido, resiste a umidità e agenti chimici, il più riusato | soffre il caldo; pesa di più; nel riciclo va tenuto separato |
| PVC rigido riciclato | 1,40–1,50 | prezzo, contenuto riciclato alto | più sensibile al caldo; qualità variabile; non adatto al contatto alimentare |
| PP (anche caricato con CaCO₃) | 0,90–1,25 | leggero, regge temperature più alte, versioni dichiarate conformi al contatto alimentare | più flessibile, scorre di più sotto carico; il PP omopolimero è fragile al gelo |
| PE-HD vergine o riciclato | 0,94–0,97 | tenace anche al freddo, resiste agli urti, con nerofumo resiste al sole | il meno rigido; meno cicli riportati |
| ABS, PS | 1,03–1,07 | precisione dimensionale, anime piccole per nastri ed etichette | costo (ABS), fragilità (PS) |
Fonte delle densità: valori tipici di letteratura per i polimeri di base; i compound reali possono uscire da questi intervalli. Il confronto completo dei materiali, con temperature e moduli.
Puoi usare il calcolatore qui sotto oppure aprire il test per scegliere fra PVC, PP e PE-HD a pagina intera, con metodo e fonti.
Quale plastica per la tua anima?Tre domande su caldo, alimenti e priorità, e ti dico da quale plastica partire. Poi la prova la fai tu, sulla bobina vera.
Scelta indicativa del ROLL Lab: margine di 10 °C sulla temperatura d’uso continuo del materiale. Verifica sempre la scheda del compound.
Stima del ROLL Lab, non un certificato di prova. Prepara la richiesta al produttore →
Misure e finiture
I diametri interni più diffusi sono 76 mm (3") e 152 mm (6"), con molte misure intermedie: da circa 25 a oltre 300 mm. Le pareti vanno da 1–2 mm per le anime da nastro a 12–15 mm per le bobine pesanti. La superficie interna può essere liscia oppure rigata: le righe longitudinali fanno più presa sull’albero espandibile e servono con i materiali scivolosi o con coppie alte. Nei cataloghi italiani l’interno rigato compare spesso come millerighe o centorighe, secondo quante righe ha e quanto sono fitte. I bordi possono essere lasciati come escono dal taglio, sbavati o con tacche per il trascinamento.
Non esiste una norma ISO specifica sulle tolleranze delle anime in plastica. Nella pratica si prende a riferimento la ISO 13542, nata per le anime delle bobine di carta: tolleranze solo in più sul diametro interno (per esempio +1,2 mm sul 76) e una differenza massima fra due diametri perpendicolari di 1,5 mm da Ø 70 in su. Le anime in plastica, essendo estruse e calibrate, possono stare molto dentro questi limiti. Diametri, tolleranze, ovalità e alberi.
Prova con i tuoi dati qui sotto; metodo, ipotesi e fonti sono nella pagina dedicata: il calcolo del peso dell’anima in plastica.
Peso dell’anima in plasticaDimmi materiale, diametro e parete: ti dico quanto pesa al metro, al pezzo e quanti pezzi fanno una tonnellata.
Densità tipica del materiale scelto. Formula: π/4 × (De² − Di²) × densità.
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Resistenza: la plastica non si rompe, si deforma
Un’anima in cartone, schiacciata, arriva a un picco e poi cede: la norma ISO 11093-9 misura proprio quel picco. Un’anima in plastica non ha un picco netto. Si ovalizza, il diametro interno si chiude e la forza continua a salire. Per questo la plastica si misura con un criterio diverso: la forza che deforma il diametro del 3%, come nella ISO 9969 per i tubi termoplastici. Le due prove usano anche velocità diverse: 50–65 mm/min la carta, 2–5 mm/min la plastica. I numeri non si confrontano alla leggera.
Il vero avversario della plastica non è il picco ma il tempo. Una bobina stringe l’anima per settimane o mesi, e la plastica sotto carico costante scorre (creep). Le norme europee sui tubi strutturati in materiale termoplastico (EN 13476) ammettono un rapporto di creep a due anni fino a 2,5 per il PVC-U e fino a 4 per PP e PE: in altre parole, dopo due anni la rigidezza efficace di un tubo in PP può essere un quarto di quella misurata in prova. Il caldo accelera tutto. Come si calcola e come si prova.
Riuso: il conto che decide
La plastica conviene quando il costo per uso scende sotto quello del cartone. Il costo per uso dipende da quattro numeri: prezzo dell’anima in plastica, prezzo del cartone, costo di un ritorno, quota di anime che torna davvero. Un esempio del ROLL Lab: con un’anima che costa 3,5 volte il cartone e un ritorno che costa il 20% del prezzo del cartone, la plastica pareggia se torna almeno il 76% delle anime, cioè se ogni anima fa in media circa 4 viaggi. Sotto, il cartone a perdere costa meno.
Il calcolo è qui sotto. Per la versione completa, con le formule spiegate, apri il calcolatore del pareggio del riuso.
Il riuso conviene?Il riuso è una promessa finché non fai i conti. Dammi prezzi, ritorni e costo del viaggio: ti dico dopo quanti giri la plastica pareggia.
Il rapporto completo è pronto. Dove te lo mando?
Ti mostro subito qui usi medi, costo per uso, punto di pareggio e curva completa, e te ne mando una copia via email. Un solo invio, nessuna iscrizione automatica.
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Il ritorno non è gratuito: raccolta, imballo, trasporto, controllo, lavaggio e scarto delle anime danneggiate. Come si organizza un ciclo di ritorno.
Norme e PPWR: cosa cambia
Il Regolamento (UE) 2025/40 sugli imballaggi (PPWR) si applica dal 12 agosto 2026. Fra gli esempi di imballaggio dell’allegato I cita esplicitamente rotoli, tubi e cilindri su cui si avvolge materiale flessibile, esclusi quelli che fanno parte di un macchinario di produzione e non presentano un prodotto come unità di vendita. Per un’anima in plastica che esce dallo stabilimento con la bobina ne seguono tre obblighi principali:
- Contenuto riciclato (art. 7): 35% di plastica riciclata da post-consumo dal 2030 e 65% dal 2040 per gli «altri imballaggi in plastica», come media per stabilimento e anno (10% e 25% se l’anima fosse un imballaggio sensibile al contatto in plastica diversa dal PET). Lo scarto industriale riciclato non conta.
- Riciclabilità (art. 6): dal 2030 classe A, B o C; dal 2038 almeno classe B.
- Riuso (artt. 11 e 12): se l’anima è dichiarata riutilizzabile deve rispettare i requisiti dell’art. 11 e, dal 12 febbraio 2029 (o 30 mesi dopo l’atto di esecuzione, se più tardi), portare un’etichetta e un QR code.
Le anime non sono fra i formati con obiettivi di riuso obbligatori dell’art. 29: oggi il loro riuso è una scelta volontaria. PPWR e anime in plastica, articolo per articolo.
Plastica o cartone in 3 domande
- L’anima torna indietro? Se sì, e torna in buona parte, la plastica può costare meno per uso. Se no, parti dal cartone.
- Il reparto vieta fibre e polvere? Se sì (alimentare, farmaceutico, camere bianche), la plastica è spesso un requisito, non una scelta di costo.
- La bobina vedrà acqua o umidità alta? Se sì (esterno, reparti bagnati, export in container), la plastica elimina il rischio di cedimento per umidità.
Se rispondi no a tutte e tre, un’anima in cartone ben specificata è quasi sempre la soluzione più economica e più semplice da riciclare. Se rispondi sì ad almeno una, controlla anche la temperatura: oltre 40–50 °C la scelta del polimero conta molto. Il confronto completo plastica–cartone.
Puoi usare il calcolatore qui sotto oppure aprire il confronto cartone o plastica per il tuo caso a pagina intera, con metodo e fonti.
Cartone o plastica per il tuo casoRaccontami ambiente, riusi e pressione: metto sul ring cartone e plastica e ti dico chi costa meno per uso, con la parete che serve a ciascuno.
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Da dove partire
- Devi scegliere un’anima nuova: i 7 dati da definire e l’albero di scelta.
- Hai già un materiale in mente: PVC, PP, PE-HD.
- Lavori in un settore preciso: le applicazioni, dal film d’imballaggio ai geosintetici.
- Devi scrivere un capitolato o cercare un fornitore: come scegliere un produttore.
- Ti servono le parole giuste: il glossario e le domande frequenti.
Questa guida è un progetto di ROLL · ROLL Lab. I calcoli sono stime del ROLL Lab, da verificare con una prova sull’anima reale. Chi siamo, metodo e fonti.
Domande frequenti
Che cos’è un’anima in plastica?
È il tubo in PVC rigido, PP, PE-HD o ABS su cui si avvolge una bobina di film, carta, tessuto o nastro. Si produce per estrusione e si taglia a misura. In fabbrica si chiama anche tubo o mandrino.
Quando conviene un’anima in plastica invece del cartone?
Quando l’anima torna e si riusa più volte, quando il reparto non ammette fibre e polvere, o quando la bobina vedrà acqua e umidità alta. Se nessuna delle tre condizioni vale, il cartone costa meno, pesa meno e si ricicla con la carta.
Quanto costa un’anima in plastica rispetto al cartone?
A pari misura, di solito da 2 a 5 volte un’anima in cartone. Il prezzo dipende dal polimero, dal contenuto riciclato, dalla parete e dalle quantità. Per questo il confronto giusto è il costo per uso, non il prezzo al pezzo.
Quale plastica scegliere: PVC, PP o PE-HD?
Il PVC rigido è il più rigido e il più riusato, ma soffre il caldo. Il PP è leggero e regge temperature più alte. Il PE-HD è tenace anche al freddo e, con nerofumo, resiste al sole. Si sceglie partendo da temperatura, igiene, riusi e carico.
Le anime in plastica sono riciclabili?
Sì, se il polimero è raccolto separato e pulito: codice EER 15 01 02. Il PVC va tenuto a parte perché contamina i flussi di PP e PE. In UE nel 2024 si è riciclato il 42,4% degli imballaggi in plastica (Eurostat, stima).
Che cosa cambia con il PPWR per le anime in plastica?
Un’anima che esce con la bobina è di norma imballaggio. Dal 2030 dovrà essere riciclabile e contenere il 35% di plastica riciclata da post-consumo (65% dal 2040) come media per stabilimento e anno; 10% e 25% se fosse un imballaggio sensibile al contatto in plastica diversa dal PET. Il riuso resta volontario.
Approfondimenti
Come scegliere
Come scegliere un’anima in plastica: bobina, diametro e albero, lunghezza, temperatura, ambiente, igiene e riuso. Albero di scelta, errori tipici e calcoli.
Materiali
Materiali per anime in plastica a confronto: PVC vergine e riciclato, PP puro e caricato, PE-HD, PS e ABS. Densità, temperature, rigidezza, creep e riciclo.
Plastica o cartone
Anime in plastica o in cartone: costo per uso, peso, umidità, polvere, schiacciamento, calore, riciclo, CONAI e PPWR a confronto. Con calcolatore e fonti.
Riuso
Riuso delle anime in plastica: quanti cicli, come organizzare il ritorno, controlli, lavaggio, tracciabilità, costo per uso e regole PPWR sul riuso.
PPWR
PPWR (Reg. UE 2025/40) e anime in plastica: quando sono imballaggio, 35% e 65% di riciclato, esenzioni, classi A-B-C, riuso, etichetta, QR code e date.
Fonti
- Regolamento (UE) 2025/40 (PPWR), EUR-Lex: allegato I, artt. 6, 7, 11, 12, 29
- ISO 13542:2006, Paper and board — Specification for internal diameters of cores for reels
- ISO 11093-9, Paper and board — Testing of cores — Determination of flat crush resistance
- ISO 9969:2007, Thermoplastics pipes — Determination of ring stiffness
- EN 13476-2, requisito del rapporto di creep secondo EN ISO 9967 (PVC-U ≤ 2,5; PP e PE ≤ 4 a 2 anni)
- Eurostat, dataset env_waspac (tassi di riciclo degli imballaggi 2024, valori stimati)
- Documentazione tecnica Fiaptech, Smart Book «Which core?» (azienda con legami societari con ROLL): rapporti di peso, resistenza, cicli e temperatura
- NS Packaging, caso di riuso di anime in plastica fino a 50 volte in prova (2009), nspackaging.com
- Elaborazione ROLL Lab (costo per uso, confronto dei materiali)
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